|
|
|
|
Risultati della 28° giornata
La narrazione di Mantova-Lecce potrebbe assumere i contorni di uno degli episodi della saga di Rocky Balboa, se non fosse che il lieto fine è ben al di là da venire. I biancorossi salgono sul ring casalingo, mettono in serissime difficoltà i quotati ospiti, mollano il primo duro montante con Salviato, subiscono un gancio tremendo quando lasciano scoperto il fianco alla prima incursione di Munari, barcollano ma non cadono, nonostante l'arbitro della contesa mostri una certa tolleranza ai colpi bassi portati dai giocatori di De Canio. Alla ripresa delle ostilità sono ancora i ragazzi di Serena a mollare un duro colpo alle velleità pugliesi, e lo fanno con l'ex di turno, Sir Alex Pellicori. Ma non fanno i conti con l'ingenuità di Gervasoni, che stende con le cattive Marilungo, guadagnandosi la doccia anticipata. Scene da far west, con il Martelli imbufalito che intona il coro "venduto, venduto" all'indirizzo dell'arbitro Bergonzi, in giornata assai poco felice per la verità, con Poggi a sua volta espulso (per essersi permesso di segnalare con una certa energia un giocatore a terra) ed il Presidente Lori che in aperta polemica con il quartetto giudicante, abbandona a sua voltata anticipatamente il terreno di gioco, rivolgendo eloquenti gesti alla tribuna, a motivazione del clamoroso gesto. E dire che quella di oggi aveva tutti i crismi di una bella partita in una splendida giornata di sole. Squadre che si affrontano a viso aperto, con il Mantova ispirato dall'estro di Locatelli, coadiuvato da uno Spinale devastante sulla fascia destra. Giornata che viene presto rabbuiata dalle poco azzeccate scelte dell'uomo in giallo calato da Genova, che prima tollera il gioco assai poco gentile degli ospiti (ben dieci falli nei primi dieci minuti, la maggior parte dei quali assestati con chirurgica efficacia alle caviglie di San Tomas), guardandosi bene dall'estrarre cartellini di qualsivoglia colore, poi prende una cervellotica decisione quando Corvia si invola verso Handanovic ed arrivato a contatto con questi cade in piena area: fallo a favore del Mantova (anche se ai più era apparso rigore a favore del Lecce) ma nessun provvedimento a carico dell'attaccante pugliese. In mezzo a tutto questo c'era stato il gol del Mantova, nato da una punizione guadagnata da Spinale sulla tre quarti destra, che Locatelli indirizzava magistralmente verso la porta di Rosati, costretto ad una affannosa respinta da una impercettibile deviazione ancora di Spinale, per il tap in facile facile di Salviato. Gioia di breve durata: minuto 36, Vives batte una punizione dalla sinistra pescando Munari completamente solo in piena area piccola. Handanovic non accenna minimamente ad uscire dai pali e per il leccese è un gioco da ragazzi metterla nell'angolino. Uno a uno palla al centro e i biancorossi, vittime delle proprie paure spariscono dal campo. Tocca a Spinale prima, con una respinta di testa sulla linea, e ad Handanovic poi, con un balzo felino, togliere un paio di palloni indirizzati in maniera decisamente pericolosa verso la porta biancorossa.Alla ripresa delle ostilità, il Mantova sembra aver ritrovato la spinta giusta e passano solo sette minuti dal fischio di inizio che Sir Alex Pellicori appone il suo secondo sigillo in questo campionato, dopo aver costretto, nei minuti precedenti, Rosati a due interventi semimiracolosi. Grauso si accentra e smista sulla destra per Locatelli ,che elude Mazzotta con una finta e lascia partire un cross vellutatissimo per la testa di Pellicori, che a tu per tu col portiere avversario indirizza la sfera sul secondo palo, riportando in vantaggio i biancorossi. Il Lecce non ci sta e in due minuti Handanovic è costretto agli straordinari su Di Michele, con una respinta di puro istinto al 16° e una uscita con perfetta scelta di tempo due minuti più tardi. Il Lecce sembra accusare il colpo e fatica a creare pericoli in avanti, quando al 30° del secondo tempo accade l'episodio destinato a cambiare il volto della partita. Gervasoni si produce in un intervento piuttosto sconsiderato su Marilungo che gli frutta il cartellino rosso diretto. L'entrata non è cattiva o tesa a far male, ma molto molto decisa e, purtroppo, non indirizzata sul pallone. L'attaccante leccese si produce in un carpiato triplo con avvitamento, nemmeno fosse stato colpito da un TIR in corsa e Bergonzi non ha dubbi nell'estrarre il rosso diretto. Qualche dubbio di più lo ha chi assiste alla partita, anche in virtù del metro di giudizio fin li adottato dal fischietto genovese, colpevole di aver tollerato senza colpo ferire interventi altrettanto duri, ma molto meno appariscenti, sulle caviglie biancorosse, e nello specifico su quelle di Locatelli in particolare. Il Martelli è una bolgia infernale e sulla terna arbitrale piovono fischi e insulti in quantità industriale. Serena opta per l'allestimento di una sorta di grande muraglia difensiva, togliendo l'ottimo Locatelli e facendo entrare Fissore. Mossa che lascia una qualche perplessità, per la manifesta assenza in campo di un giocatore capace di tenere quel tanto la palla da far rifiatare il reparto arretrato durante il prevedibile assedio portato dagli ospiti. Assedio che da i suoi frutti dopo soli sette minuti. Corvia batte dalla lunga distanza una punizione che si schianta sul palo sinistro della porta difesa da Handanovic, con la palla che sul prosieguo dell'azione viene rimessa al centro dove è ancora una volta Munari a trovare il colpo di testa vincente, cogliendo in controtempo il non troppo sicuro Handanovic. Al 42° tocca a Paolo Poggi abbandonare anzitempo il terreno di gioco, seguito ad un minuto di distanza dal presidente Lori, in aperta polemica con la quaterna arbitrale. Quattro i minuti di recupero, con Spinale e Salviato che con le energie residue al 93° riescono ad organizzare una efficace ripartenza, con il giovane difensore che riesce a far filtrare un bel pallone per Nassi, solo davanti a Rosati, fermato dallo sbandieramento del guardialinee per un fuorigioco molto ma molto dubbio. Finisce lì la partita, finiscono lì le illusioni.
|
Pane e cipolla. Sembra essere il piatto unico proposto dal premiato ristorante "AC Mantova" in questi giorni. I sinistri scricchiolii finanziari, già tacitati nel recente passato con il pagamento delle spettanze all'ultimo giorno utilie per evitare penalizzazioni in classifica, sembrano aver lasciato il passo ad una vera e propria crepa che sta assumendo le dimensioni della classica voragine. Formazioni giovanili appiedate per mancanza di gasolio, prima squadra invitata a recarsi alla partita con i propri mezzi, sono solo la ciliegina sulla torta. La torta vera e propria è prevista per il 30 marzo, ultimo giorno utile per la corresponsione degli emolumenti arretrati, pena ripercussioni sulla già compromessa classifica. Il tutto nel silenzio più totale, sia da parte della società, più impegnata a rimbrottare i tifosi che hanno insultato mister Serena durante l'ultimo match casalingo con il Lecce (come se prendersela con l'allenatore veneziano fosse la soluzione a tutti i problemi, problemi che ci sono e restano, pesantissimi, indipedentemente dal nome del titolare delle panchina biancorossa) che non a fare chiarezza su una situazione che sta assumendo i contorni della tragicommedia. Il sunto della situazione è molto ma molto semplice: soldi non ce n'è. Cupi gli scenari che si profilano nell'immediato futuro: una eventuale salvezza acquisita sul campo potrebbe non essere più sufficiente a garantire il calcio professionistico a Mantova nella prossima stagione. Il tutto derivante, ovviamente, dalla situazione critica della Nuova Pansac, azienda facente capo alla proprietà ACM, che nel breve volgere di un paio d'anni è passata, da fulgido esempio di imprenditoria nostrana, a vaso di Pandora ampiamente scoperchiato. Facile ora, soprattutto per i soliti sapientoni, additare al pubblico ludibrio il presidente Lori, passato da "Santo Subito" a "Incapace imperituro". La mia non vuole essere una analisi della cause, troppe e troppo complesse, ma una definizione degli scenari possibili. A partire proprio dal 30 marzo, data alla quale, una eventuale penalizzazione dovuta al ritardo nel pagamento degli stipendi, potrebbe essere letale per il proseguimento della stagione. L'impressione è che, nonostante tutto (ed è un augurio sincero, oltre che una previsione) a tale data le spettanze verranno saldate, probabilmente con una esposizione economica personale. Troppo alta la posta in gioco per permettersi ulteriori passi falsi. Una eventuale retrocessione maturata sul campo o a seguito di provvedimenti da parte delle autorità preposte, sancirebbe ineluttabilmente la fine di una avventura che ha vissuto momenti entusiasmanti e ha riportato una città intera allo stadio. Ma soprattutto sarebbe una tragedia dal punto di vista economico, con l'azzeramento totale del valore di una società sportiva, che seppur in preoccupanti ambasce finanziarie e sporive, mantiene un consistente valore economico legato al titolo sportivo, appetibile (se di appetibilità si può parlare nel mondo del calcio) per qualche investitore dotato, oltre che di voglia di scommettere, di un portafoglio discretamente foderato e di un minimo di competenza dal punto di vista calcistico. Un passo, quello della cessione, che finora il presidente si è ben guardato anche dal proporsi di compiere, ma che alla luce dei recenti avvenimenti e dell'evolversi della vicenda Nuova Pansac, sembra indispensabile oltre che obbligato. Capisco l'orgoglio dell'uomo, lo comprendo e lo rispetto. Capisco anche il desiderio di fare in modo che una eventuale cessione della proprietà, al di là di populistiche dichiarazioni ai media (chi non ricorda il "Piuttosto la cedo per un euro"), rappresenti uno scotto il più limitato possibile da pagare in termini economici. Quello che faccio fatica a capire, e come me a quanto pare fanno fatica in tanti, è il silenzio assoluto che circonda ACM. Non una dichiarazione, nemmeno ai diretti interessati. Buio totale su prospettive e (se ci sono) progetti. Questo, francamente, è un boccone piuttosto difficile da digerire. Perchè è vero che ACM è proprietà personale della famiglia Lori, ma è altrettanto vero che è un patrimonio comune a tutti i tifosi e gli appassionati, che pagano un biglietto o un abbonamento e magari si sobbarcano impegnative trasferte pur di seguire la propria passione. E allora per riprendere il titolo di questo pezzo, il silenzio non sempre è d'oro. In questo caso ancor più che in altri. Nessuno, ripeto, nessuno, credo si sentirebbe offeso a fronte di una pubblica ammissione di difficoltà, che non deve essere una gogna mediatica, bensì un segno di rispetto verso una città, che nel bene e nel male, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno alla formazione cittadina. Sia che si trattasse di Eccellenza, che di serie professionistiche. Qualche pretendente si era anche fatto avanti, qualcuno è stato gentilmente respinto, a qualcuno non è stata concessa nemmeno udienza. E' forse ora di cambiare qualcosa, e di ingoiare il rospo dell'orgoglio e venire a patti con la dura realtà. Rischiamo seriamente di retrocedere negli inferi calcistici della Prima Divisione sul campo, rischiamo molto più seriamente di sparire dalla circolazione in ambiti di gestione aziendale. Il presidente Lori gode ancora di ampio credito negli ambienti del tifo, credito guadagnato con il mantenimento degli impegni presi che, finora, non hanno mai pregiudicato il normale svolgimento dell'attività sportiva, pur con tutte le difficoltà comuni a buona parte delle società professionistiche. Ho una ragionevole certezza, che il presidente non si farà travolgere da atteggiamenti fatalistici, sul genere "muoia Sansone con tutti i filistei", ma continuo a nutrire il serio dubbio, al di là di qualche improbabile "coup de teatre" in grado di apportare sostanziose iniezioni di liquidità alle esangui casse societarie, che il dramma, se di dramma si potrà parlare, porterà la data di giugno 2010. Una salvezza acquisita sul campo, con tutti i benefici economici legati a mutualità, diritti TV e quant'altro, potrebbe costituire una base minima di ripartenza, magari con obiettivi dichiaratamente modesti, come una tranquilla salvezza, improntando la gestione aziendale a modelli di eccellenza, tipo quelli rappresentati da società anche con minore appeal e bacino d'utenza, come Albinoleffe, Cittadella e guardando in alto, Chievo . Una politica basata sulla valorizzazione dei giovani, guidati da qualche esperta chioccia in campo, senza voli pindarici. I risultati, potrebbero anche essere migliori delle aspettative. E il fegato dei tifosi biancorossi, già segnato dalle vicende del 1994, patire decisamente meno.
Con questi preamboli, è naturalmente difficile pensare alla prossima trasferta, che vedrà impegnati i ragazzi di Serena allo Zecchini di Grosseto, nel posticipo di campionato, che andrà in scena lunedi 15 marzo alle ore 19.00. I toscani, in piena lotta per la promozione diretta, non faranno certamente sconti, anche se totalmente imprevedibili tra le mura amiche, capaci di grandi imprese quanto di grandi ribaltoni, come le quattro reti incassate dal Crotone nei precedenti turni insegnano. Trasferta non facile già di suo, in uno stadio che raramente ha portato fortuna ai colori biancorossi (quelli virgiliani, i padroni di casa, ironia della sorte, a loro volta indossano una muta biancorossa con banda trasversale), logico pensare che anche i giocatori possano risentire dei nuvoloni neri neri che si addensano su viale Te. L'invito a loro è quello di stringere i denti, di cercare di dimenticare, almeno per novanta minuti, il momento difficile della società. E di alleviare, nei limiti del possibile, quello dei tifosi.
|
La radiocronaca in diretta di tutte le partite di campionato del Mantova può essere ascoltata sulle frequenze di Radio Bruno
94.9 - 100.2 - 100.5 - 100.7 Mhz
a cura di Claudio Mazzocchi
La classifica
Sassuolo e Cesena dovranno disputare i restanti 16 minuti di gioco della partita sospesa per neve sul punteggio di 0-0.
Piacenza e Reggina una partita in meno in attesa del posticipo
|
|
|
|
|