|
In questa pagina vi mostreremo, con la collaborazione di profondi conoscitori della storia biancorossa, immagini e momenti dei tempi passati, recenti e remoti. Per qualcuno ci sarà un sapore di amarcord, per molti altri il sapore della novità, del conoscere frammenti della storia della squadra del cuore.
Grazie all'amico Marco Brioni, metteremo a disposizione anche uno spazio dedicato al collezionismo dei cimeli biancorossi, con articoli e immagini.
|
|
LE FIGURINE : NON SOLO PER BAMBINI
IIniziamo oggi un viaggio nel mondo delle figurine, collezione sportiva per eccellenza, che ha accompagnato giovani e meno giovani nel mondo del celo-manca.
Il primo fu «Maciste»
C'è chi fa datare da quel momento, da quando da una fotolito uscì la figurina di «Maciste» Bolchi, nel novembre '61, l'inizio del collezionismo legato al calcio. Fino a quel momento, le figurine erano state sì stampate, ma si trattava di qualcos'altro. Era accaduto che sull'onda di una trovata del barone Justus Von Liebig, proprio quello del brodo - si sta parlando del secolo scorso - molte società avevano pensato di accoppiare i propri prodotti a piccole immagini, piccole cartoline disegnate. Una sorta di regalo ai consumatori. Che non lasciarono tracce di sé, fino agli anni 30. E ancora una volta, fu una società italiana a imporre un radicale mutamento nel modo di fruire delle figurine: la Perugina. Nel 1936 la fabbrica di cioccolatini s'inventò una vera e propria raccolta, con tanto di album. Non solo, ma chi completava l'album aveva diritto a un premio: un'automobile. La storia è abbastanza nota: pochi, pochissimi riuscirono a partecipare all'estrazione per la Ballila perché la figurina numero 20, il Feroce saladino era pressoché introvabile. Era stata stampata in pochi esemplari. E lo scandalo fu il pretesto perché il governo intervenisse a disciplinare con una legge i concorsi pubblicitari. Ma questa è un'altra storia. Sta di fatto che nella collezione Perugina le immagini spaziavano in tutti i campi: dalla storia alla cucina, dall'arte alla botanica. C'erano certo anche immagini sportive, ma per lo più riguardavano le attività che andavano per la maggiore in quegli anni: la ginnastica, l'atletica. Il calcio era rappresentato da due disegni: il «vecchio campione» e la «giovane speranza» (avviso ai collezionisti: inutile scaldarsi, quei rettangolini di carta colorata non hanno valore senza il resto della collezione!). Negli anni successivi altri tentativi di far scattare la molla ai collezionisti di immagini ci furono. La molla scattò proprio alla famiglia Panini. Quattro fratelli: Benito, che già si era preso l'esclusiva per la distribuzione a Modena della «Gazzetta dello Sport», Giuseppe, Umberto e Franco. Tutti insieme, senza abbandonare i rispettivi lavori, tentarono l'avventura. Dapprima, siamo nel campionato '60-'61, in un modo singolare: comprarono da una piccolissima società editrice milanese, la «Nannina», il catalogo di una collezione che si chiamava «Gol». Non era fatta benissimo, va detto: le squadre non erano complete, le immagini si limitavano ai campioni più famosi e non c'erano neppure tutti i club. Ma tant'è: i fratelli Panini acquistarono il catalogo, lo fecero ristampare a loro spese e da soli, nottetempo, prepararono le bustine, infilandoci dentro anche un palloncino di gomma da gonfiare. Non solo, ma s'inventarono anche la formula della «figurina valida». Chi ne raccoglieva cento aveva diritto a un vero pallone da calcio. Di cuoio.
continua…
|
|
![]() |
![]() |
|